CP3 e le occasioni sprecate

La carriera di Chris Paul ha avuto una enorme varietà di chance mancate

Ormai lo sappiamo: in questa folle estate NBA, nessuno è al sicuro. Non è stato nemmeno uno dei mostri sacri della lega come Chris Paul, che pochi giorni fa è stato coinvolto nella clamorosa trade che ha portato Russell Westbrook agli Houston Rockets proprio in cambio di Paul e di scelte al draft. Il suo soggiorno a OKC pare però destinato a durare poco, giusto il tempo di essere rimbalzato a una squadra che trovi almeno un buon motivo per farsi carico dei suoi acciacchi e della sua pensione dorata da $124M. E dire che da circa 10 anni e fino a poco tempo fa, ogni qual volta si apriva un dibattito sui miglior playmaker dell’NBA, il suo nome è sempre risuonato in maniera costante. Nella sua prestigiosa carriera, il prodotto di Wake Forest ha accumulato una serie vertiginosa di traguardi e onorificenze, come le 9 convocazioni all’All-Star Game, le 7 presenze nei team All-NBA e le due medaglie d’oro olimpiche. Senza dubbio, tale ricca bacheca ha tuttavia un enorme Chris Paul Oklahoma City Hornetsbuco al centro, quello riservato per il Larry O’Brien Trophy. Dopo 14 stagioni e una carriera da Hall of Famer, l’orizzonte per acchiappare quel chimerico primo titolo NBA pare ormai ridotto al minimo, pur avendo avuto numerose opportunità. Abbiamo allora selezionato tre momenti diversi in cui la carriera di CP3 poteva indirizzarsi verso un titolo, ma gli dei del basket hanno scelto altrimenti.

Il primo scenario rappresenta uno dei più grandi what if della storia recente del basket. Siamo nel 2011 e i New Orleans Hornets, provvisoriamente di proprietà della lega, si apprestano a scambiare un Chris Paul ormai in scadenza. Provenienti da tre Finals consecutive, i Los Angeles Lakers offrono uno scambio a tre squadre che porterebbe nel Bayou State Lamar Odom, Luis Scola, Kevin Martin, Goran Dragic e la prima scelta nel 2012 dei Knicks. A sorpresa, l’allora commisioner David Stern pone però il veto, giudicando la trade non soddisfacente per gli interessi a lungo termine della “sua” franchigia. CP3 finisce quindi sì a LA, ma ai rivali cittadini, che offrono Eric Gordon, Chris Kaman, Al-Farouq Aminu e la prima scelta nel 2012 dei T’Wolves (poi diventata Austin Rivers). Il flop della trade è una mazzata per i giallo-viola e ne accelera un declino ormai segnato. Se Stern avesse invece alzato il pollice in su, i Lakers avrebbero preso nuova linfa e formato uno dei più grandi backcourt della storia. Basti pensare che negli ultimi playoff giocati a NOLA Paul aveva tenuto medie di 22.8 punti, 11.5 assist e 6.7 rimbalzi e che, in contemporanea, Kobe Bryant stava viaggiando in stagione a 25.3 punti, 4.7 assist e 5.1 rimbalzi. Insieme avrebbero potuto sfidare i Miami Heat e forse finalmente regalare ai fan le Finals LeBron vs Kobe.

La seconda tappa ricomincia dalla stessa città, ma con colori differenti. Si tratta del rosso-bianco-blu dei Los Angeles Clippers, dove con Blake Griffin e DeAndre Jordan CP3 fonda l’era Lob City. Dal suo arrivo in città, la franchigia vince un minimo di 50 partite in cinque stagioni su sei ed è una presenza fissa ai playoff. Ma è lì che puntuale si consuma il loro dramma sportivo. Dal 2013 al 2017, i Clippers diventano l’unica squadra nella storia ad aver perso cinque serie di playoff in cui erano stati in vantaggio. Due momenti definiscono meglio di ogni altro i rimpianti di Chris Paul in questi anni. Il primo risale al 2014, anno peraltro dello scandalo Donald Sterling. Al secondo turno, la squadra arriva a Gara 5 contro gli Oklahoma City Thunder con la serie sul 2-2 e un apparente comodo +7 negli ultimi 45″ di partita. Nei 15″ finali CP3 diventa l’inaspettato protagonista negativo: primaClippers Lob City perde palla nella sua metà campo, poi commette fallo sulla tripla disperata di Westbrook e infine perde di nuovo palla nell’azione dell’ultimo tiro. I Thunder vincono prima la partita e poi la serie sul 4-2.

Ancor più paradigmatica di quello che è stato soprannominato il Clippers Curse è la serie contro gli Houston Rockets dell’anno successivo. Dopo aver sconfitto al primo turno gli Spurs proprio con un eroico canestro vincente di Paul all’ultimo secondo di Gara 7, la tavola sembra apparecchiata per la tanto attesa redenzione. Costretto ai box per le prime due partite per guai fisici, il play torna sull’1-1 e porta i suoi a smantellare i Rockets nelle successive due partite, vinte con uno scarto totale di ben 58 punti per il 3-1 che pare definitivo. Ecco, pare. Persa Gara 5, LA ha la chance di chiudere i conti allo Staples, ma in Gara 6 compie uno dei più grandi choke job collettivi della storia. In vantaggio anche di 19 punti, i Clips subiscono una furiosa rimonta dei razzi, che grazie a due eroi per caso – Josh Smith e Corey Brewer – mettono insieme un parziale di 49 a 18 e pareggiano la serie. Per Gara 7 si presentano solo i fantasmi dei Clippers e per Houston diventa una formalità completare la rimonta.

L’ultimo esempio rappresenta non solo la vicenda più recente, ma anche il più grande rimpianto sportivo di Paul. A giugno 2017, il play decide che il capitolo Lob City è ormai chiuso e orchestra una trade per passare ai Rockets di James Harden. Sebbene l’accoppiata desti alcuni dubbi, il Barba rappresenta per lui sia il miglior compagno di squadra della carriera sia la chance di rompere una personale maledizione. Chris Paul è infatti il giocatore con più gare di playoff giocate (76) senza essere mai approdato nemmeno alle finali di conference. Houston parte a razzo, vincendo 65 partite e portando CP3 alle tanto agognate WCF, dove ad attenderli trovano i campioni in carica dei Golden State Warriors. Con la serie sul 2-2, Paul finisce KO proprio all’ultimo minuto di Gara 5 con un infortunio al tendine. CP3 potrebbe forse recuperare in tempo per le sue prime Finals della carriera, ma una combinazione di eventi più rara di due fiocchi di neve identici gli sbarra di nuovo la strada. Da spettatore, osserva impotente prima la rimonta dei Warriors da -17 in Gara 6 e poi le 27 triple consecutive sbagliate dai compagni in Gara 7. Il successivo cappotto dei Dubs ai danni dei Cavs non fa che dare adito all’idea che il titolo sia stato assegnato proprio nella serie fra Warriors e Rockets. E questa rappresenta l’ennesima, e forse anche l’ultima, chance di titolo sprecata da Chis Paul.

MVProf

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *