Gli Affari dell’Estate: Southeast Division (EAST)

iPiccy-collage.jpg

Analisi division per division di tutte le squadre della NBA

Fra parentesi sono indicati il piazzamento nella conference e il record totale dello scorso anno, in base al quale le squadre sono state classificate nel presente articolo. Le novità in quintetto sono in maiuscolo e le formazioni indicate sono solo una scelta arbitraria dei migliori cinque giocatori in ogni ruolo presenti ad oggi nel roster.

WAS (4° E @ 49-33): Wall, Beal, Porter, Morris, Gortat – Coach Brooks
Innesti importanti: N/A
Cessioni importanti: N/A
Analisi: I Wizards rappresentano uno degli errori di valutazione compiuti nella disamina della NBA dell’anno passato. A ben vedere, la squadra veniva da una stagione mediocre chiusa al 10° posto ad est e in offseason non aveva aggiunto pezzi di qualità. I Wiz hanno stupito in tanti, vincendo la division e conquistando il fattore campo ai playoff. E questo pur a fronte di una partenza ad handicap che difficilmente ripeteranno nel 2017-18. La loro stagione si è interrotta solo a Gara 7 contro i Celtics e quest’anno Washington intende continuare il percorso iniziato. Quando si parla di “salto di qualità,” bisognerebbe mostrare una foto di Bradley Beal. Inchiostrato un contratto da $128M per 5 anni, il prodotto di FloridaRisultati immagini per otto porter ha registrato una serie di career-high in quasi tutti i campi statistici più rilevanti, fra cui gare giocate, percentuale dal campo, percentuale ai liberi, assist e punti. Con lui, John Wall ha a sua volta avuto un’ottima annata, anch’egli aggiornando i primati in carriera per percentuale dal campo, assist e punti. Non fosse per l’annata incredibile di Isaiah Thomas a Boston, forse Wall sarebbe stato eletto miglior playmaker a est, titolo onorario ora totalmente alla sua portata. Il resto del gruppo non è mutato nemmeno quest’anno, con Porter, Morris e Gortat pronti a riprendere il loro ruolo in line-up. Il primo è stato trattenuto a DC a fronte di un notevole sforzo economico ($106.5M/4 anni), che è comunque andato a premiare un giocatore che da barzelletta è diventato fondamentale. Anche lui infatti ha registrato tutta una serie di miglioramenti statistici significativi, su tutti nel tiro perimetrale, dove è stato terzo in NBA per percentuale da tre (43%) fra i giocatori con almeno 300 triple tentate. Per quanto lo scontrino per tenerlo in città è stato salato quasi quanto un caffè e brioche in piazza San Marco, forse ne è davvero valsa la pena.

ATL (5° E @ 43-39): Schroder, Bazemore, Prince, ILYASOVA, DEDMON – Coach Budenholzer
Innesti importanti: N/A
Cessioni importanti: Millsap, Howard, Hardaway jr
Analisi: C’erano una volta gli Hawks. Fa effetto pensarci, ma l’All Star Game 2015 aveva visto nelle file dell’est ben cinque componenti di Atlanta: Horford, Millsap, Teague, Korver e coach Budenholzer. Di questi, ad oggi è rimasto in Georgia solo il coach. Quella versione degli Hawks non conquistò che un effimero primo posto ad est, picco di un collettivo che da 7 anni aveva sempre raggiunto i playoff, ma mai eccelso per davvero. Dopo un lento smantellamento della squadra, si è ora giunti a ground zero. L’esperimento casa-dolce-casa di Dwight Howard è già fallito e di pareggiare l’offerta dei Knicks per Hardaway non se ne parlava neanche. La partenza più dolorosa resta quella di Paul Millsap, ultimo ad abbandonare una nave che affonda in un mare di Coca-Cola. Dennis Schroder e Kent Bazemore sono rimasti da soli in un contesto molto diverso da quelli in cui erano abituati a giocare, pur essendo capaci di giocare una buona pallacanestro. Quello dei lunghi è forse il reparto più fragile e anche la panchina non scherza. È da lì che ora come ora dovrebbe uscire Marco Belinelli, all’8ª squadra in 11 anni di NBA. Tutt’altro che improbabile che il bolognese si guadagni il posto in quintetto, con Bazemore da 3 e Prince in panchina. Coach Bud resta l’elemento più prezioso della squadra, pur indossando giacca e cravatta. Raggiungere le 30 W è anche alla portata, ma ad Atlanta conviene rifondare da capo procedendo col tanking massiccio.

MIA (9° E 41-41): Dragic, Waiters, Winslow, J. Johnson, Whiteside – Coach Spoelstra
Innesti importanti: Olynyk
Cessioni importanti: N/A
Analisi: Per essere una squadra che nelle ultime tre stagioni ha perso uno dopo l’altro tre futuri HOFer (LBJ ’14, Wade ’15, Bosh ’16), Miami non è messa affatto male. Con tante squadre che si sono indebolite, è naturale indicare gli Heat come una delle favorite a rientrare nelle prime otto e raggiungere quei playoff che lo scorso anno sono svaniti solo per un infausto tiebreaker. La squadra ripresenta per la maggior parte lo stesso collettivo che lo scorso anno aveva messo insieme una Risultati immagini per heat cultureseconda parte di stagione al fulmicotone. Goran Dragic ritorna negli USA stanco, ma anche da fresco vincitore di un Europeo con la Slovenia che lo ha visto MVP del torneo continentale. In estate Dion Waiters e James Johnson hanno posto l’autografo più importante della loro vita su un contratto rispettivamente da $52M e $60M. I due hanno avuto la migliore stagione in carriera e sono stati giustamente (e lautamente) ricompensati. La storia insegna che i giocatori in scadenza di contratto danno il meglio e si rilassano una volta che lo hanno ottenuto.  Questi due però sono giocatori atipici, che hanno passato una vita a convincere gli scettici del loro valore e che oggi sono gli uomini-copertina della cultura cestistica tutto sangue e sudore di cui si fregiano gli Heat. Giocatore-chiave resta Hassan Whiteside, che deve dimostrare di poter fare quel salto di qualità che colleghi come Drummond e Valanciunas non hanno ancora compiuto. Tolti Horford e Embiid (se sano) resta il miglior centro ad est. Molto buono per la panchina l’arrivo di Olynyk, stretch four che mancava. Coach Spo grande valore aggiunto. #Culture

CHA (11° E @ 36-46): Walker, Batum, Kidd-Gilchrist, Williams, HOWARD – Coach Clifford
Innesti importanti: Howard
Cessioni importanti: Jefferson
Analisi: Tempi di magra in quel del Nord Carolina. Rispetto al 2015-16, lo scorso anno sono arrivate ben 12 W in meno e in generale una sensazione diffusa di non aver mai avuto una chance concreta di entrare fra le prime otto. L’idea è che quest’anno la stagione scorrerà sulla stessa falsariga. Kemba Walker resta l’unica, per quanto ottima certezza, pur predicando nel deserto. Salutato il logoro, inutile Al Jefferson, gli Hornets hanno firmato il logoro, inutile Dwight Howard. L’ex Superman, alla terza squadra in due anni, potrà ancora fornire una media da circa 13 punti e 13 rimbalzi a partita, ma è ormai lontano dai bei tempi di Orlando. Potrebbe comunque partire titolare, anche se è il caso di sottolineare che nelle 20 partite saltate dall’allora titolare Cody Zeller l’anno scorso Charlotte è sprofondata 3-17. Kidd-Gilchrist è finalmente rimasto intero per tutta una stagione, per la verità unica buona notizia in un’annata né carne né pesce. Batum e Williams erano stati rinnovati a signore cifre lo scorso anno, quasi $175M in due. Nessuno dei due ha fatto nulla di particolare per giustificare un esborso che già un anno fa sembrava eccessivo. Nella NBA d’oggi in cui non pare esserci via di mezzo fra il rebuilding senza vergogna e lo status di contender, i calabroni sono papabili candidati per finire presto stecchiti.

ORL (13° E @ 29-53): Payton, Fournier, Ross, Gordon, Vucevic – Coach Vogel
Innesti importanti: N/A
Cessioni importanti: N/A
Analisi: I Magic sono la classica squadra che, un po’ come Washington lo scorso anno, potrebbe ottenere dai suoi due-tre giocatori più importanti un’annata di grande crescita e conquistare così un inaspettato posto ai playoff. Gli elementi ci sono e risaltano anche di più in un’est non irresistibile che potrebbe avere una soglia per l’8° posto sotto al .500. Piace il frontcourt, dove Vucevic resta una macchina da doppia-doppia a serata e Aaron Gordon, dopo il flop dell’esperimento Ibaka, tornarà nel ruolo naturale di PF. Dal draft è arrivato Jonathan Isaac da Florida State, atleta versatile per il quale sono già stati scomodati paragoni importanti come Magic_cropped_disney_1498060566702_9873076_ver1.0PG13 e KD. Fin qui tutto bene, ma il resto suonerà molto meno idilliaco. Primo grande problema è la difesa: nel 2016-17 Orlando è stata la squadra col secondo peggiore Net Rating, con un differenziale di -6.88 per 100 possessi. Altro tallone d’Achille è il tiro perimetrale, specialità in cui non eccelle nessuno dei giocatori e posizione-chiave che avrebbe per lo meno necessitato dell’aggiunta di uno specialista. Lo scorso hanno Orlando ha tirato di squadra sotto al 33% da 3, penultimi anche in questa statistica. Infine, poche squadre come i Magic possono dire di aver accumulato tanto talento inesploso. Gordon, Payton, Hezonja e Ross sono tutte scelte da lottery che al grande atletismo non hanno ancora dimostrato di poter accompagnare una tecnica accettabile. Negli ultimi anni la squadra ha avuto la tendenza a rendere al di sotto delle aspettative e per essere anche solo considerata un dark horse per il 2017-18 bisogna attendere prove concrete. Forse basta un po’ di magia Disney.

MVProf

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *