Cover Four – Week 7

Ogni settimana tratteremo quattro spunti di riflessione più o meno seri donatici dalla National Football League
SUPER BOWL LI ½

È indubbio che per gli Atlanta Falcons la partita di domenica sera non fosse una trasferta come le altre. Ad attenderli infatti c’erano quei New England Patriots che lo scorso febbraio avevano portato avanti la più grande rimonta dell’era Super Bowl e si erano laureati campioni NFL per la quinta volta. Prese in giro, meme e pure un “illegale” filtro Snapchat avevano contribuito per i mesi successivi a ricordare alla città di Atlanta e ai suoi tifosi di come i Falcons avessero sciupato un vantaggio di 25 punti e perso un Lombardi quasi già in bacheca. Se quindi era lecito aspettarsi dei Falcons con la bava alla bocca ai nastri di partenza del Sunday Night, la partita ha raccontato una storia diversa. Nel primo quarto Matt Ryan mette insieme un buon drive che consuma quasi metà del cronometro dell’intero quarto, ma il field goal di Bryant è bloccato e la parità resta. Dal secondo quarto la musica cambia. Tom Bray, che di quel Super Bowl LI era stato l’MVP, completa un 3rd-and-16 per Hogan e nel down seguente Lewis apre in due la difesa ospite con una corsa da 25 yard. Le due giocate fanno divorare juqbr1logjj8vzwvowlp.jpgil campo ai Pats che subito dopo vanno in end zone con Cooks. Palla ad Atlanta e three-and-out. Palla ai Pats e ancora a punti con Gostkowski. Il leitmotiv è evidente e i Falcons non fanno nulla per cambiare l’inerzia. Anzi, fallendo un inopinato 4th-and-6 a metà campo lasciano a Brady abbastanza tempo per chiudere il secondo quarto con un altro touchdown, stavolta per White. Durante l’intervallo a Boston scende una nebbia fitta tanto quanto i grattacapi di Atlanta: il primo drive del terzo quarto finisce col secondo errore di Bryant, che stavolta centra il palo. Brady risponde sfruttando l’atletismo di Hogan, cercato per quattro volte nello stesso drive che finisce con un altro calcio di Gostkowski a bersaglio. Col possesso successivo, i Falcons arrivano fino a una manciata di centimetri dall’end zone, ma incredibilmente per due volte vengono respinti al mittente, finendo di nuovo senza punti. I primi e unici punti arrivano dei bianco-rossi arrivano solo a in garbage time con Julio Jones. Finisce 23-7. Dando un’occhiata al cronometro, quello che lo scorso anno era – a ragione – considerato l’attacco più esplosivo della NFL è rimasto a secco di punti per 91 minuti e 30 secondi consecutivi, considerando la partita di settimana scorsa contro Miami. Rispetto ai Pats, il parziale aperto da quel famoso Super Bowl recita ora 54-7 in sei quarti di gioco per i campioni in carica. Un’involuzione pazzesca che il solo addio di Shanahan non può bastare a spiegare. Dopo aver concesso almeno 300 yard a tutti e sei i QB incontrati finora, la difesa di New England limita l’MVP del 2016 Ryan a sole 233 yard. Alla fine, New England ritrova molte delle antiche certezze, mentre per Atlanta è notte fonda.

MALE, MA NON MALISSIMO

Trovare certezze e punti fermi nella vita è una necessità umana e l’inizio della stagione NFL 2017-18 ha scombussolato tutte le certezze della vigilia. Patriots e Raiders a fondo, Lions e Panthers partiti a razzo. Ora che la situazione sembra in via di assestamento man mano che ci si avvicina allo spartiacque del Ringraziamento, due realtà sembrano ancora non voler rientrare negli schemi. Diciamolo chiaramente: quest’anno dai giocatori di New York Jets e Chicago Bears ci si aspettava giusto che sapessero allacciarsi le scarpe e infilarsi la divisa dal verso giusto. Il buon senso comune portava a vedere le due squadre appaiate testa a testa in una squallida ricorsa al peggior record della lega. Invece, pur nel loro piccolo e con tutti i limiti del caso, si stanno dimostrando due realtà fiere e combattive. I Jets, tolte le prime due sconfitte stagionali, hanno vissuto ben due settimane in cima alla AFCEast grazie ai tre successi filati contro Miami, Jacksonville e Cleveland. Se non fosse stato Risultati immagini per jets bearsper una chiamata arbitrale sospetta (per non dire inventata) in Week 6 e un paio di miracoli di Matt Moore (uniti al terrificante intercetto di McCown) in Week 7, oggi i J-E-T-S sfreccerebbero nei cieli col record di 5-2. I Bears stanno a loro volta ben figurando. Il sogno da titolare di Glennon è durato appena un mese, nel quale – vale la pena sottolinearlo – era comunque stato fatto uno scalpo eccellente, ovvero quello dei Pittsburgh Steelers. L’avvicendamento di Mitch Trubisky ha prodotto buone cose e, dopo un costoso intercetto contro Minnesota che è costato ai suoi un Thursday Night punto a punto in Week 5, sono arrivate due vittorie su Ravens e Panthers. In quest’ultimo caso, non si può che parlare di vittoria rocambolesca. Principale fautore è stato il safety Eddie Jackson, che ha riportato in touchdown due perse di Carolina, diventando il primo difensore di sempre a segnare 2 TD da 75 yard ciascuno nella stessa partita. Con un attacco ai minimi storici, la difesa è salita in cattedra con 5 sack e forzando tre perse di Cam Newton e soci. Sia Jets che Bears sono ora con un record di 3 vinte e 4 perse in stagione e, anche se i sogni di gloria appartengono ad altri, hanno quantomeno dimostrato di essere squadre che giocano male, ma non malissimo. Ecco, se vi interessa sapere chi gioca malissimo e con una coerenza ammirabile, cercate i soliti sospetti dei Cleveland Browns. Gioca Kizer? No, Hogan. Anzi Kessler. Vabbè, 0-7 e passa la paura.

YOU LIKE MY D?

Da quest’anno la NFL ha finalmente allentato la presa sulle celebrazioni che seguono la segnatura di un touchdown. Abbiamo dunque assistito a coreografie fantasiose come nascondino, “duck, duck, goose”, il cuoco della mensa e pure un’onda energetica in stile DBZ. Chi però non ne vuole sapere di balletti coreografati sono le difese avversarie e a questo punto della stagione è giusto dare un’occhiata su quali siano quelle più in forma. Tre in particolare spiccano su tutte. Negli anni scorsi i Seattle Seahawks non hanno quasi mai potuto contare in maniera continuativa sulla salute della loro Legion of Boom, i membri d’élite della propria secondaria. Quest’anno i defensive back sembrano in ottima forma e la D-line ha potuto contare sulla preziosissima acquisizione di Sheldon Richardson. Mentre l’attacco guidato da Russell Wilson ancora fatica a trovare un proprio groove, la difesa permette agli ‘Hawks di restare in ogni partita fin qui disputata. Pur considerate le anomalie registrate in Week 3 contro i Titans, la difesa di Seattle ha fin qui concesso una media di appena 15.7pts a partita agli avversari e per tre volte (49ers, Rams e Giants) hanno tenuto gli avversari a 10ptsgiphy.gif o meno. La seconda difesa in questione è quella dei Denver Broncos. I pezzi chiave (Miller, Talib, Marshall, Harris) sono gli stessi che due anni fa trascinarono Peyton Manning al Super Bowl L. Sebbene la squadra abbia perso tre delle ultime quattro partite (flessione che peraltro noi avevamo previsto), l’attacco e non la difesa è sotto processo. Infatti, a fronte dei soli 10.5pts di media segnati dall’attacco in questa frazione perdente di stagione, la difesa dei Broncos è ampiamente al primo posto in NFL con sole 1551 yard totali e 258.5 yard di media concesse a partita. Infine, non si può non menzionare la difesa dei Minnesota Vikings. Quando l’anno scorso Brady era sospeso e Garoppolo infortunato, il sentimento comune era che i Patriots avrebbero vinto anche con Brissett, il loro terzo QB, grazie al loro sistema collaudato. E così fu. Non sembra azzardato quindi usare questo parallelo per esaltare il sistema – primariamente quello difensivo – dei Vikes. Perso Teddy Bridgewater da più di un anno e con Sam Bradford fermo per problemi a un ginocchio, la truppa di Mike Zimmer vince e convince anche col terzo QB del roster, Case Keenum. I meriti principali sono tutti della difesa. In Week 1 hanno tenuto i Saints senza touchdown fino a fine 4° quarto, in Week 3 hanno intercettato Jameis Winton per tre volte, in Week 5 hanno recuperato il pallone decisivo da Trubisky nel finale, in Week 6 hanno messo KO Aaron Rodgers e questa domenica hanno di nuovo tenuto gli avversari, stavolta i Ravens, senza TD fino ai minuti finali. La difesa vichinga può contare su Pro Bowler su tre livelli della difesa (Griffen, Barr e Smith – come minimo) e questo assicura ai nordici la permanenza nell’élite della NFC.

FISHER PRICE

Per molti giocatori NFL giocare per un coach comporta dover rinunciare a qualcosa del proprio bagaglio tecnico-atletico per il bene del team. Ad esempio, per un running back giocare per Sean Payton vuol dire rinunciare a molti tocchi o per un defensive back giocare per Andy Reid vuol dire adattarsi a giocare tanta difesa a uomo. Da questa prima parte di stagione, appare palese che il prezzo da pagare per essere allenati da Jeff Fisher è, per l’intero roster, rendere ampiamente al di sotto delle proprie potenzialità. L’ex coach dei Los Angeles Rams è stato licenziato lo scorso dicembre e già dal meeting in cui annunciava alla squadra il proprio licenziamento si poteva intuire che nessun giocatore si sarebbe strappato i capelli. Fisher, maestro del record 8-8 in perpetuo, fu allontanato col record di 4-9 in quella che è stata la sua settima stagione consecutiva senza record vincente e per di più dopo la sconfitta che lo aveva reso il coach più perdente della storia della NFL. I segnali di quanto fosse Risultati immagini per jeff fisher contractdeleteria la gestione Fisher c’erano tutti già allora e a quasi un anno dal suo licenziamento la sorprendente stagione dei Rams di quest’anno, rimasti quasi invariati negli uomini, assume contorni ancora più significativi. Con Fisher in panchina, Jared Goff, tenuto in naftalina per i primi tre mesi, aveva mostrato i primi segnali di essere un bust. Nel mese da titolare col suo vecchio coach, Goff fu 75 su 136 (55% di completi), 4 TD e 5 INT in quattro sconfitte filate. Quest’anno, senza Fisher i numeri sono saliti in tutti i campo statistici, come testimoniato dall’impennata del suo QBR, passato da 63.6 a 90.3. Perfino Case Keenum, che pure ha cambiato squadra, sembra essere lontano parente di quel QB che lo scorso anno lanciò 11 intercetti in 9 partite da titolare. A nessuno dei due QB ha certamente giovato una O-line che lo scorso anno concesse la bellezza di 49 sack. Todd Gurley, che era stato totalmente irriconoscibile lo scorso anno, pare rinato, come dimostrato dai numeri. Quattro gare delle ultime cinque con almeno 100 yard dopo averne passate 20 consecutive lontano dalla tripla cifra e yard di media a partita passate da 55.3 a 89.6. La ricetta per il rilancio è stato un mix di gioventù ed esperienza. Il 31enne Sean McVay è l’head coach più giovane della storia della NFL e a lui si è unito il 70enne DC Wade Phillips, già artefice dei miracoli difensivi di Texans e Broncos. I Rams hanno ormai pagato lo scotto dell’aver dato tempo e fiducia a Fisher, ma non la dirigenza Rams. Questi gli allungarono il contratto una settimana prima di licenziarlo. Vista così, è il giusto prezzo da pagare… per assicurarsi di tenerlo sul divano di casa sua.

BONUS TRACK

Abbiamo tirato agli Arizona Cardinals una gufata non da poco! Settimana scorsa li avevamo indicati possibile sorpresa fra le squadre mediocri della NFC e questa domenica Carson Palmer ha subito la frattura del braccio. Out circa 8 settimane. Peggio di 17 gatti neri che passano sotto a una scala…

MVProf

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