Mormoni, more problems

Westbrook è solo l’ultimo giocatore a denunciare insulti razziali in Utah

Pagare qualche centinaio di dollari per il biglietto di una partita NBA vicino al campo dà ad alcuni tifosi l’intossicante sensazione di poter abusare verbalmente dei giocatori avversari a piacimento. Manca del tutto, in quei casi, la consapevolezza che attirare su di sé le ire di esseri umani molto ma molto più grandi e grossi  sia una pessima idea. La volta che i giocatori però raccolgono l’invito all’ingaggio, ecco che le cose prendono la piega sbagliata. Basta chiedere a John Green, William Paulson o Michael Ryan, alcuni dei fan dei Detroit Pistons che nel 2004 subirono una ripassata dal poco pacifico Ron Artest durante l’arcinoto Malice at the Palace. Non altrettanto violento, ma sicuramente disdicevole è l’episodio capitato ieri sera a Salt Lake City. Durante la partita contro gli Oklahoma City Thunder, le riprese hanno mostrato un Russell Westbrook visibilmente irritato puntare il dito fra i tifosi degli Utah Jazz e rivolgere a un uomo un minaccioso avvertimento: “I’ll f-ck you up. You and your wife.”

Nel post partita, l’MVP del 2017 ha fatto luce sui perché della sua reazione, affermando di aver udito uno dei fan dei Jazz gridargli “Get on your knees like you’re used to.” La frase può prestarsi a due chiavi di lettura, una razzista e una omofoba: qualunque sia la strada (e vedremo che una è ben più verosimile dell’altra) è chiaro che un commento Russell Westbrook lite Jazz fan 2del genere non rientra nei parametri di ciò che è accettabile. La controparte ha avuto modo a sua volta di spiegare la sua versione dei fatti davanti alle telecamere, privilegio peraltro assai raro. A suo dire, la frase in questione sarebbe stata invece l’innocua “Ice your knees, bro.” Solo un equivoco all’interno della rumorosa Vivint Smart Home Arena? Forse no. La cosiddetta Twitter Police ha compiuto le sue indagini fulminee e, identificato il fan come Shane Keisel, ne ha trovato quello che parrebbe il suo profilo social. Fra i tweet scovati (e poi cancellati), figurano “Westbrook is a piece of classless sh-t. Somebody needs to kick his ass. #tool #poorloser” e ancora “Russell Westbrook needs to go back to where he came from #MAGA.”

Dare il beneficio del dubbio a Keisel non è certo semplice. All’interno di uno stato bianco al 79% e afroamericano per l’1%, negli anni il campo di battaglia dei Jazz ha visto più di un fan finire con una nota sul registro. L’episodio più emblematico risale al 2008 con protagonista involontario Derek Fisher. Quando l’ex eroe dei Jazz tornò a Salt Lake City con la maglia dei Los Angeles Lakers, Fisher fu vittima di diversi cori che dileggiavano la figlioletta che soffriva di retinoblastoma. Stagione dopo stagione, urla e insulti di carattere razziale sono stati denunciati da giocatori come Stephen Jackson, Jason Richardson, Matt Barnes e JR Smith, e non hanno risparmiato nemmeno sua maestà Michael Jordan. Insomma, davvero fin troppi episodi per parlare di un caso. Che dite, è più probabile che generazioni di giocatori abbiano tutti frainteso o che fra le mura di quella particolare arena serpeggi un odio razziale del tutto autoctono? La risposta è tristemente ovvia.

MVProf

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *