Grandi orecchie e braccino corto

Sfuma di nuovo il sogno Champions per la Juventus, mentre il Real arriva a dodici CL dopo una finale conquistata in maniera inequivocabile

“Fino alla fine… del primo tempo.” È così che, prendendo in prestito parte del suo motto, si potrebbe sintetizzare la partita della Juventus nella finale di Champions League 2017 contro il Real Madrid, persa per 4-1. Nella partitissima di Cardiff la Juve ha patito la classe e l’esperienza di una squadra di un gradino ancora superiore, dopo che due anni fa era stato il turno del Barcellona di sconfiggere la Vecchia Signora e soffiarle il trofeo meritatamente. La doppietta di Ronaldo, insieme alle marcature di Casemiro e Asensio hanno steso la Juventus, dopo che un capolavoro balistico di Mandzukic l’aveva pareggiata sull’1-1. E in effetti fino all’intervallo le due squadre si erano equivalse, con possesso palla 55-45 Real, ma 8 tiri a 5 per la Juve, che aveva costretto i due centrali avversari al giallo già dopo 42′. Di lì in poi, il buio totale. I torinesi sono rientrati in campo molli e senza grinta, col Real che di minuto in minuto alzava il pressing e metteva ronaldo-cele-43.jpgla retroguardia alle corde. I due goal in 4′ segnati dal Real raccontano relativamente il dominio espresso nella seconda frazione, chiuso con 13 tiri a 3 per i futuri campioni madrileni.

Per i Blancos trattasi della 12° Champions League/Coppa dei Campioni, cinque in più del Milan, primo inseguitore. Il solco fra le due squadre è stato scavato negli ultimi anni, quando il Real ha messo in bacheca tre coppe dalle grandi orecchie in quattro anni, nonché due consecutive, record mai riuscito a nessuno prima d’ora. Lo ha fatto con Zinédine Zidane in panchina, abile a passare in 18 mesi da “raccomandato” a campione, portando a casa in quel lasso di tempo ben 5 titoli in una stagione e mezza. Con molti altri già all’orizzonte dopo la conquista della Champions, come Supercoppa e Mondiale per Club, Zidane si candida a nuovo fenomeno della panchina, versione Merengues del dirimpettaio Pep Guardiola, altro predestinato. Il vero uomo-copertina resta però Cristiano Ronaldo. Con la sua doppietta in finale, raggiunge l’altra leggenda madridista Alfredo Di Stefano come unico altro giocatore in grado di segnare 3 goal in 3 finali di Champion, peraltro tutte vinte. Per lui, poi, emergono dati incredibili come 10 goal nelle ultime 5 apparizioni europee e 600 da professionista con le maglie di Sporting Lisbona, United, Real, più quella della nazionale del Portogallo, con cui ha vinto a Euro 2016. Il 5° Pallone d’Oro è ormai una formalità.

E la Juve? Se il Real dice 12, i bianconeri dicono 7… finali perse, esattamente un decennio dopo che il Milan alzò ad Atene la sua Champion numero 7. Con solo due vittorie nella massima competizione europea a fronte di svariate sconfitte, la Juve ricorda da vicino il Benfica delle 8 finali perse. Ma se i portoghesi stanno ancora cercando di venire a capo della maledizione di Béla Guttmann, difficile capire cosa ostacoli a tal punto la Juventus. Rispetto a due anni fa la squadra non era arrivata alla finalissima come sparring partner, ma con legittime chance di portare a casa il trofeo che le manca dal 1996. A dire il vero, non si trattava nemmeno della stessa Juve, con un centrocampo e un attacco del tutto nuovi rispetto ad allora. Dalla squadra del 2015 mancavano Pogba, Pirlo e Vidal (con Marchisio in panchina), sostituiti da Dani Alves, Khedira, Pjanic e Alex Sandro. In attacco, niente più Tevez – oltreché Morata, entrato in campo per gli avversari – ma Mandzukic, Dybala e Higuain. E a dispetto dell’inamovibilità di Buffon e della BBC, in questa finale la rocciosa retroguardia ha incassato più gol che nell’intera competizione europea (4 contro 3), e 7 nelle due ultime finali disputate.

Facendo i conti in tasca agli Agnelli qualche dubbio lecitamente appare circa la gestione societaria recente. Considerato che Pirlo e Tevez hanno lasciato Torino senza corrispettivo monetario, le cessioni degli altri tre pezzi pregiati ha portato nelle casse Juve €134M. Tuttavia, al netto degli stipendi, negli ultimi due anni la Juventus ha investito ben €220M solo negli acquisti più pregiati. Ma i risultati sono cambiati? Nel 2014-15, la Juventus vinse lo scudetto (4° consecutivo) e la Coppa Italia contro la Lazio. Perse però la Supercoppa ai rigori e la finale di Champions contro una spagnola. Nel 2016-17, la Juventus vince lo scudetto (6° consecutivo) e la Coppa Italia contro la Lazio. Perde però la Supercoppa ai rigori e la finale di Champions contro una spagnola. Sarebbe forse eccessivo considerare come sprecati i soldi e il tempo Schermata 2017-06-04 alle 15.31.51.pnginvestiti nella crescita della società, soprattutto a livello internazionale. Tuttavia è lapalissiano che la squadra abbia centrato gli stessi obiettivi, nonostante una rivoluzione copernicana di uomini e moduli.

Sebbene alcune delle operazioni di mercato analizzate fossero in buona sostanza inevitabili (il Manchester United ha ricoperto d’oro Paul Pogba, mentre il Real per Morata ha esercitato la clausola contrattuale di recompra), molto di quanto detto sopra si riduce all’analisi dell’acquisto di Gonzalo Higuain. Già nell’estate scorsa ci si era posti degli interrogativi circa il suo acquisto, pur col giudizio finale sospeso e pronto a passare a pienamente positivo in caso di conquista della Champions, unico motivo lecito per privarsi di un 23enne in cambio di un 29enne (più €16M circa). Certo, Pogba non ha avuto un prosieguo di carriera elettrizzante da quando ha lasciato l’Italia, ma almeno lui in finale un trofeo quest’anno l’ha alzato – l’Europa League con lo United propio una settimana fa. Se è vero che in finale l’attacco bianconero ha fatto cilecca con o senza Higuain (storicamente tutt’altro che un matador in finale secca), il centrocampo è stato il reparto messo maggiormente in difficoltà dalle Merengues, con Modric, Isco e Kroos a dettare legge sugli spaesati Pjanic e Khedira, mentre l’ingresso di Marchisio non ha aggiunto nulla di più al disastro del reparto. Sarebbe cambiato qualcosa con Pogba? Impossibile dirlo, ma il dubbio resta. Dal prossimo anno la Juve ripartirà con la caccia alla personalissima balena bianca, consapevole però che 7° scudetto e Coppa Italia non saranno una conquista, ma il minimo sindacale. Forse è ingiusto, ma, se ti chiami Juventus, questo fa parte del gioco.

MVProf

 

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